Montalbano Domani

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il Montalbano

Il Montalbano è una dorsale montuosa lunga circa 25 km che raggiunge la quota massima di 625 m sul livello del mare e che copre circa 180 kmq di territorio nel cuore del bacino del Fiume Arno. Sebbene sia caratterizzato da uno sviluppo in altitudine modesto, soprattutto se confrontato con altri gruppi montuosi della Toscana, rappresenta un elemento orografico di separazione netta tra due importanti valli: la Piana Fiorentina e la pianura che si estende tra il Padule di Fucecchio e il Valdarno Inferiore. Al contempo, il Montalbano costituisce un vero e proprio corridoio ecologico, una sorta di "ponte", tra i rilievi dell'Appennino Pistoiese e quelli deII'lmpruneta e del Chianti. L'Arno, insinuatosi nella frattura della dorsale all'altezza di Signa, disegna oggi il confine meridionale del Montalbano tra la stretta della Gonfolina e Capraia. Al capo opposto, nei pressi del valico di Serravalle, spicca un piccolo rilievo con un'origine geologica e una morfologia distinte nettamente dal resto della dorsale. E' il Colle di Monsummano che, dall'alto dei suoi 340 metri s.l.m., domina l’omonima cittadina termale.
Il Montalbano deve molto del suo fascino proprio alla sua collocazione centrale rispetto alle due importanti pianure che, unita alla morfologia dolce dei versanti, alla fertilità dei suoli e alla mitezza del clima, ne hanno fatto un luogo ideale per lo sviluppo delle civiltà fin dai tempi remoti.
Il paesaggio odierno è dunque il risultato di una millenaria attività dell’uomo. È vero che tale condizione non costituisce di per sé un elemento di originalità in un Paese come l’Italia, ma è forse altrettanto vero che in poche altre zone è possibile
osservare una così vasta e capillare attività di controllo e condizionamento della Natura, quasi che l'intero territorio fosse diventato un immenso giardino o, come si dirà, un "Barco", tramandatoci nei secoli e arrivato quasi immutato fino ai nostri giorni.
Le testimonianze storiche di insediamenti umani rintracciabili in svariate aree del Montalbano sono datate a partire dal Paleolitico inferiore, oltre 150.000 anni fa. L'Arno ha sempre offerto un’importante via di comunicazione, mentre l'altezza dei rilievi collinari era sufficiente a garantire una maggiore salubrità del clima e limitare il rischio di malaria che infestava le aree paludose di fondo valle, le quali venivano comunque utilizzate sia per la pesca che per la caccia. All'epoca etrusca sono riferibili l'importante insediamento di Artimino (a partire dal VII sec. a.c.) e quelli di Montereggi, Pietramarina e Monsummano, tutti posti sulla sommità di alture. Particolarmente importante è il sito di Comeana dove sono presenti due grandi tombe etrusche.
A partire dal II sec. a.c., con la colonizzazione romana, iniziò il processo di parziale bonifica dei territori pianeggianti posti alle pendici, la suddivisione in lotti delle terre coltivabili (centuriazione) e il conseguente trasferimento a valle di gran parte della popolazione. Si dovrà aspettare la caduta dell'impero romano perché il Montalbano si arricchisca di nuovi insediamenti che determineranno ulteriori e significative trasformazioni dell'assetto naturale originario. La lunga disputa per il domino su queste terre, prima tra potenti famiglie feudatarie poi tra i Comuni di Pistoia, Firenze e Lucca, ebbe come conseguenza il fiorire di fortificazioni, torri e paesi accastellati. A partire dal XV secolo, il Montalbano era ormai tutto sottoposto all'egemonia fiorentina. Iniziò quindi un periodo particolare che influì molto sull'assetto attuale del paesaggio, anche perché la famiglia dei Medici dedicò molta attenzione al controllo di queste terre. Fu in questo periodo che vennero costruite prima le importanti ville di Poggio a Caiano, poi quelle di Cerreto Guidi, Montelupo Fiorentino (l'Ambrogiana), Quarrata (La Magia), Artimino (La Ferdinanda) e altre ancora. In quegli anni nacquero o lasciarono importanti testimonianze nel territorio alcuni dei più grandi geni dell'arte rinascimentale: Leonardo, il Pontormo, Michelozzo, Andrea del Sarto, Baccio da Montelupo, Sansovino, Buontalenti, Giambologna e i Della Robbia, solo per citarne alcuni dei più noti. Leonardo trascorse soltanto l'infanzia a Vinci, ma anche dopo i 20 anni tornò spesso nel suo paese natale, come è dimostrato da alcuni importanti documenti. Certamente il più celebre di questi è il disegno del Paesaggio della Valdinievole e del Padule di Fucecchio dal Montalbano su cui è apposta una nota autografa "dì di Santa Maria della Neve addì 5 d'aghossto 1473", eseguito nell'occasione della festa della Madonna della Neve nei pressi dell'omonimo oratorio appena fuori le mura di Montevettolini. Il disegno mostra un paesaggio idealizzato ma con chiari riferimenti geografici reali come il Colle di Monsummano, la Piana alluvionale della Valdinievole e del Padule di Fucecchio e sullo sfondo le colline di Montecarlo di Lucca.
In molte altre occasioni Leonardo si trovò a frequentare il territorio del Montalbano, come dimostrano diversi progetti relativi ad opere (dighe e mulini) localizzate proprio negli immediati dintorni di Vinci. Nel 1503 Leonardo disegnò due carte di grande interesse, entrambe raffiguranti il territorio compreso grossomodo tra Firenze, Lucca, Pisa ed Empoli, e riportanti in forma di schizzo il fantomatico progetto di deviazione dell'Arno. In una di queste due carte, con una precisione sorprendente, sono indicate tutte le località più note del Montalbano (ad esempio Carmignano, Artimino, Montevettolini, Vinci, Larciano e Serravalle Pistoiese) ma anche diverse località più piccole che evidentemente in quegli anni possedevano un'importanza significativa come Collegonzi (dove era solito cercare i fossili che hanno ispirato le sue modernissime teorie), Castra, Montemagno, l'Abbazia di San Giusto, Sant'Ansano, Tizzana e per finire la torre di Sant'Alluccio, antico "Spedale" per viandanti che Leonardo indica col nome di "Santa Lucco".
Nel 1626 venne istituito il Barco Reale, la riserva di caccia dei Medici, grande oltre 4.000 ettari e racchiusa da un muro di cinta che, come vedremo, creava una separazione netta tra le aree interne, prevalentemente boscate, e quelle esterne per lo più coltivate. Il Barco assunse pertanto un significato di grande rilevanza paesaggistica e, considerando l'epoca di realizzazione e le sue finalità, costituisce una costruzione davvero mirabile e singolare. La cinta muraria, sebbene alta solo due metri  era lunga oltre 50 km e fu mantenuta attiva inizialmente anche dai Lorena, la potente dinastia succedutasi ai Medici al governo del Granducato di Toscana. Fu dopo circa un secolo e mezzo dalla sua inaugurazione, per gli eccessivi costi di manutenzione, che il Barco venne "sbandito" assieme a tutte le fattorie in esso contenute. Oggi rimangono in piedi, e ancora ben visibili, solo alcuni tratti; molti sono andati distrutti per recuperare il materiale adatto a costruire nuovi edifici. Altri sono andati danneggiati dal tempo e dall'incuria. Passeggiando per sentieri non è raro comunque imbattersi nei resti dell'antico muro, talvolta impreziositi da arcate o altri particolari elementi architettonici.

© M.Giunti, La natura nella terra di Leonardo: guida alla natura e al paesaggio del Montalbano, 2011 Edizioni Litocolor/Emmea Firenze

Leonardo da Vinci, "La Valdinievole o Paesaggio nel giorno di S.Maria della Neve" (1473), Firenze Uffizi

Torna ai contenuti | Torna al menu